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Paese

Dati Generali
Il paese di Ghilarza
La cittadina dove visse Antonio Gramsci sorge su un vasto altopiano basaltico dell’Oristanese e conta circa 5mila abitanti, principalmente dediti all’agricoltura e all’artigianato. Il territorio di Ghilarza è particolarmente suggestivo da un punto di vista naturalistico e paesaggistico: da una parte le montagne di origine vulcanica del Montiferru, dall’altra le sponde del Tirso, il fiume più lungo dell’Isola, e il lago Omodeo. Numerosi anche i siti archeologici della zona: presenti nuraghe e domus de janas. Caratteristico l’abitato, in maggior parte edificato con la trachite, pietra locale. Da vedere nel centro storico la torre aragonese, risalente al XV secolo in stile gotico-catalano, e la chiesa romanica di San Palmerio, del XII secolo. A Zuri, vicino all’Omodeo, si può ammirare la particolare chiesa di San Pietro, in stile romanico, ricostruita insieme al villaggio omonimo nella posizione attuale dopo l’allagamento artificiale che ha dato origine al bacino artificiale. Una visita la merita anche la casa museo dedicata ad Antonio Gramsci, dove ha sede un centro studi e dove sono esposti materiali storici. Ricco anche il carnet di appuntamenti legati al folklore e alle sagre paesane: la festa di S. Isidoro, strettamente connessa con le varie scadenze dell’annata agricola e anche la festa di San Palmerio martire, con numerose manifestazioni musicali, folcloristiche, sportive e mostre di ogni genere, e il Mese della Cultura.
Il territorio di Ghilarza
Altitudine: 102/314 m
Superficie: 53,48 Kmq
Popolazione: 4572
Maschi: 2206 - Femmine: 2366
Numero di famiglie: 1634
Densità di abitanti: 85,49 per Kmq
Farmacia: corso Umberto I, 19 - tel. 0785 54343 / corso Umberto, 148 - tel. 0785 54094
Guardia medica: via Matteotti, 33 - tel. 0785 52537
Carabinieri: piazza Brigadiere G.Spanu, 1 - tel. 0785 54152
Polizia municipale: via Matteotti, 62 - tel. 0785 52544

Storia

GHILARZA o GUILARZA, villaggio della Sardegna nella provincia di Busachi, e prefettura di Oristano, capoluogo di mandamento, nella cui giurisdizione sono compresi Pauli-làtino, Domus-novas, Abba santa, Norghiddo e Soddi. Fu parte del dipartimento Guilcieri nel regno di Arborea; anzi esiste una tradizione che fosse questo paese così nominato, e però capoluogo della curatoria.

La sua posizione geografica è alla latitudine 40° 7', ed alla longitudine occidentale da Cagliari 0° 17'.

Siede sopra l’altipiano del Marghine, in luogo salubre, o che facilmente potrebbe esser tale con un poco di cura a dar scolo a quelle poche acque che stagnano in alcuni siti. Le pioggie sono frequenti da mezzo autunno all’aprile, la neve non dura che pochi giorni, e sono rari i temporali, la nebbia comechè non rara principalmente al mattino, non si sperimenta nociva. La umidità è molto sentita nelle stagioni piovose, e l’acqua sgorga da tutte le parti, provenendo dalla regione di Abbasanta, donde il terreno inclinasi, sebbene dolcemente, sino a questo paese. Dominano tutti i venti; ma più frequente è il levante.

Popolazione. Componesi di anime 2200 in famiglie

615. Le nascite annuali per comune d’un decennio sono 65, le morti 50, i matrimonii 20. Pochissimi giungono all’età di 80 anni; quelli che oltrepassan questo termine proseguon spesso in là del secolo. Le più frequenti malattie sono le gastriti, e i dolori laterali. Ha cura della pubblica sanità un chirurgo assistito da un flebotomo e da un farmacista. Non si ha levatrice. Nel cimitero che è presso la parrocchiale non si seppellisce che qualche straniero che muoja nelle carceri.

Professioni. Famiglie agricole 450, pastorali 50, meccaniche 60, delle altre sono capi, o preti, o notai (e son 18), o persone di qualche altro uffizio o di nessuno. Si numerano circa 260 telai per panni lani alle vesti ordinarie degli uomini e delle donne, tele, mante da letto, tovaglie e tovagliuoli. I Ghilarzesi vestono le gambe con i borsacchini, che essi dicono camberas, gambiere. Le donne non usano cuffie, invece adoprano tre fazzoletti, uno che involge strettamente la testa, l’altro che dal mento distendesi intorno alla faccia e legasi sul capo, il terzo che stendesi sul capo, e scende sulle spalle.

Le medesime quando escono di casa e vanno alla chiesa, pongono sul capo una gonnella a mo’ di manto, principalmente in tempo di duolo. Quando un vedovo o una vedova son per passare ad altre nozze, i giovani si radunano per dar la baja agli sposi a fagher sos sonos, e con cornette, e rami di cucina vanno presso la casa dello sposo, e poi presso quella della sposa, e cominciano la bella sinfonia, interrotta da strilli e fischiate; finalmente si canta e si balla. Gli sposi anzichè tenersene offesi, escono e prendon parte a quel divertimento giovanile, ballano, e poi li chiamano dentro casa per offrir loro qualche rinfresco. Per la festa di s. Antonio abate si formano varie compagnie, vanno al salto, e ne trasportano un grosso tronco d’albero vecchio (sa tuva) per arderlo sulla piazza della chiesa del santo. Il trasporto si fa in modo trionfale tra clamori d’allegrezza e frequenti scoppi d’archibugio: poi gli uni gli altri si accompagnano a casa nello stesso modo festivo. I Ghilarzesi non usano le zampogne ne’ loro balli; invece battono con una chiave sopra un gran piatto di ottone scolpito a fiori e a varie figure, e ne traggono la conveniente armonia pel ballo e per la danza. I balli più solenni si fanno all’armonia del canto o in ottava o in sestina, con ritornello. A cantare tali canzoni sono spesso invitate le donzelle, ed esse se ne tengono molto onorate. Osservasi che nessuna delle vedove entra per la porta maggiore della chiesa, ma solamente dalle laterali. Usasi nella primavera il giuoco dessos brillos, delle biglie. Sono nove coni di legno assai acuti e di altezza diseguale, che piantansi in terra in certa distanza gli uni dagli altri, a’ quali da lontano tirasi una pietra.

Alla scuola primaria concorrono circa 80 fanciulli. Le persone che in tutto il paese san leggere e scrivere saranno in circa 200.

Religione. Questo popolo è sotto la giurisdizione del-l’arcivescovo di Oristano, siccome vescovo di s. Giusta.

La chiesa maggiore ha per patrono s. Macario abate, di cui vedesi una bella effigie, ed è amministrata da un parroco che ha la qualifica di vicario, e l’assistenza di altri quattro preti nella cura delle anime.

Le chiese minori sono nominate dalla Vergine del Rosario, da quella del Carmine, da s. Lucia, s. Antioco, s. Michele, s. Raffaele, s. Giovanni Battista: le tre ultime sono nella campagna.

Le principali sacre solennità sono per s. Palmerio addì 8 luglio, con fiera e corsa di cavalli; per s. Michele addì 8 maggio, e per s. Raffaele addì 24 ottobre. A queste due concorre gran numero di novenanti, e pare per vero spirito di devozione, giacchè nel corso della novena frequentano con molta religione i sacramenti.

Agricoltura. La maggior parte de’ terreni di Ghilarza sono più atti al pascolo, che è molto sostanzioso: non pertanto sono alcune vallate dalla parte verso Ardauli, Ula, Abbasanta e Norghiddo, che sono attissime alla coltivazione.

Si sogliono seminare starelli di grano 600, e ottienesi l’8, d’orzo 200, e ottienesi il 10, di fave, ceci, piselli 50, e ottienesi il 9. Per mancanza d’acqua non si semina la meliga. Di lino si seminano circa 110 starelli.

La vite vegeta molto bene, e si può distinguere in circa 30 varietà. Se la produzione sia copiosa si possono incettare 3 mila cariche di mosto (ogni carica da 15 quartare). I vini comuni sono bianchi, e han molto di dolce, perchè i grappoli maturano perfettamente. Il vino nero è ottimo per pasteggiare. Quello che sopravanza al consumo si vende, o si brucia per acquavite.

I fruttiferi sono nelle seguenti specie, olivi, mandorli, aranci, limoni, noci, ciriegi, peri di circa 15 varietà, pomi di 8 varietà, susini e albicocchi di 4 varietà. Gli agrumi sarebbero più numerosi se non mancassero le acque correnti.

In alcuni tratti di terreno sono coltivate le piante ortensi. Più di due terzi del territorio di Ghilarza sono chiusi, e vi si alterna la cultura e la pastura.

Bestiame. Nell’anno 1839 si numeravano buoi per l’agricoltura 400, vacche 2500, capre 400, cavalli e cavalle domite 250, rudi 20, giumenti 250, porci 200, majali 100. I buoi e le vacche pascolano nelle tanche; l’altro bestiame mandasi nel prato, e i porci si portano in altri territori nella stagione delle ghiande. I prodotti pastorali di Ghilarza degni di considerazione sono i vitelli e le vitelle, principalmente da che si è migliorata la razza con tori e vacche straniere. Gran cura vedesi ne’ proprietari per togliere tutte le cause di degenerazione, e questa cura è già compensata da molto lucro.

Selvaggiume. Scarseggiane questo territorio, e accade ben di rado che il cacciatore trovi qualche daino

o cinghiale. Nell’inverno vengono numerose le grù, le anitre, e le folaghe, e popolano le piccole paludi che in quella stagione si formano. Le pernici occorrono dappertutto, e in certo tempo non sono rare le beccaccie. Le lepri e le volpi sono in grandi famiglie.

Acque. Non si possono notare in tutto il territorio che due sole sorgenti, una detta Orgono, dalla quale nella estate si provvedono le persone agiate del paese; l’altra appellata Burèco che manda fuori un tenuissimo filo. I più bevono da pozzi un’acqua poco salubre.

Commercio. I ghilarzesi vendon molto vino a’ sedilesi che poco curano le vigne e mandan acquavite ne’ paesi circostanti. L’altro articolo di lucro sono i formaggi, le pelli, e più i buoi e le vacche che danno agli agricoltori dei vicini dipartimenti ed a’ beccai della capitale. Si può calcolare che guadagnino annualmente circa 45 mila lire nuove.

Strade. Si va da Ghilarza a Pauliladinu in un’ora e mezzo (a piedi), a Busachi in 3 ore, ad Ula in ore 2 1/2, ad Arduali in ore 2, a Boroneddu in ore 5/4, ad Abbasanta in mezz’ora.

Antichità. Vedesi nel paese una torre, o piccol castello, del quale non trovasi menzione nella storia sarda del medio evo. Fu ed è ancora adoperata per la reclusione de’ rei. Si osservano vestigie di antiche popolazioni in Donigola, che sarà ducento passi distante dal paese, e forse fu una sua frazione; in Orgono a mezz’ora verso greco; in Pantaleo e in s. Giorgio a brevissimo intervallo dal paese, che pure sembrano essere state sue parti. In s. Giorgio sussiste ancora la chiesa di tal nome, la quale vuolsi essere stata l’antica parrocchia di Ghilarza. Vedonsi pure rovine nel luogo detto s. Arenargiu a un’ora e mezzo verso il meriggio, in Aunes a un’ora verso il sirocco; in s. Michele a un’ora verso l’austro, dove è tradizione sia stato borgo appellato Urre, disertato dalla peste. Anche in Sa Manenzia vedonsi indizi di antiche abitazioni.

Norachi. Nel territorio di Ghilarza si possono ancora indicare trentasette di queste antichissime costruzioni, due in Butturischela, Jane, Osconi, Trincias, Muratarenes, due in Conchedda, Cucuzzu, Lazzones, Birigheddài, Murajoja, Nuracherussu, Arbiarbu, Maddàuru, Sa canzola, Sa Manenzia, Pranu e navras, Surbaras, Corruddos, due in Orgosi, Su accargiu, Scalanurachi, Aunes, Furcas, Sa Perdera, Santumicheli, Sumbòe, Suergeda, due in Listincos, Muraòdine, Prunache, Orgono, Nurache mortos, Crastu. I più considerevoli sono Osconi ed Orgono. Qui pure tra’ ghilarzesi si parla di comunicazioni sotterranee che fossero da un norache a un altro, e pretendesi che dall’Osconi si potesse andare sotterra al norache Losa nel salto di Abbasanta per una linea di circa 4 miglia.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Ghilarza
Carnevale e corsa de sa pudda
La domenica che precede il giovedì grasso nel comune del Guilcier si tiene la sfilata detta Su carruzzu a s’antiga, cui partecipano le maschere della tradizione, i Burrones e le Maskeras a lentsolu. Caratteristica del carnevale ghilarzese è anche la Cursa de sa pudda (corsa della gallina). Promossa dal Centro Ippico del comune, consiste in una gara equestre in cui i cavalieri, in piedi sulla sella, tentano di toccare delle galline appese in alto lungo il percorso.